Mektoub, My Love
Nazione:
Francia
Data di rilascio:
:2017
Durata:
180 minuti
Regista:
di Abdellatif Kechiche
Attori:
Shain Boumedine, Ophélie Baufle, Salim Kechiouche, Lou Luttiau, Alexia Chardard, Hafsia Herzi
Genere:
Drammatico

La trama

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it

Amin ha lasciato gli studi di medicina per scrivere il suo film. Ma è estate, ci penserà domani. Lasciata Parigi per le spiagge del Mediterraneo, torna a casa e agli amici di sempre. Torna da Ophélie, compagna di giochi che non smette di guardare e fotografare. Ophélie che vuole sposare Clément ma fa l’amore con Toni, ‘tombeur de femme’ incallito. A due passi dal mare, Amin flirta con Charlotte e Céline, inaugurando un’estate di giochi d’acqua e di promesse appese in cui le azioni restano senza conseguenze. C’è un volto che ci afferra e che la ‘caméra’ di Abdellatif Kechiche non smette di scrutare. È quello di Amin. Lo sguardo spiegato, il sorriso luminoso, la sua bocca, le sue labbra, tutto inizia da lui e rimanda immancabilmente a quello di Ophélie, più morbida e abbandonata, più impaziente e febbrile. Studio vertiginoso della (loro) ‘giovinezza’, ‘Mektoub, My Love: Canto Uno’ è un ‘coup de foudre’ carnale e poetico su un tempo essenziale della vita: la formazione. E il modo in cui Kechiche lavora sul tempo, sulla durata del tempo, è davvero prodigioso. Tre ore fissate sui volti dei suoi protagonisti di cui non fa che scoprire lo stato dello spirito. La durata permette una precisione dei dettagli che accresce l’empatia per il personaggio. La maniera in cui Amin posa lo sguardo su Ophélie, la maniera in cui Ophélie si sostiene ad Amin, per infilare una scarpa o rivelare una confidenza, sono gesti ordinari che disegnano un’attitudine verso il mondo. Ancora una volta Abdellatif Kechiche scrive la cronaca di un’educazione fuori norma che lega Amin a un’accolita di ragazze e ragazzi, i cui volti esplodono in grossi piani, superfici espressive di ‘nuance’ infinite. Grazie allo straordinario rapporto con la durata, che è la cifra stilistica dell’autore, ‘Mektoub, My Love: Canto Uno’ dispiega la vita, il suo corpo, la sua pelle, le sue emozioni. Il cinema di Kechiche incarna letteralmente l’uomo. Non ha interiorità da esprimere o un intimo da esplicitare, il suo sguardo è tutto quanto ‘di fuori’. Come quello nero e limpido di Amin, rivela quello che vede: il mondo, gli altri, gli scambi, le danze, la gioia, la febbre, l’inquietudine, l’amore, il sesso. Il protagonista osserva la pluralità di espressioni che è possibile adottare nel mondo, una varietà di pose e di comportamenti che si affermano come potere di esistere in quel mondo. E cos’è che determina pose e comportamenti se non la passione amorosa? Perché l’amore si costruisce attorno al corpo e al linguaggio, alle (im)posture e agli stati d’animo. Amin, Toni, Ophélie, Céline, Charlotte affrontano ciascuno a suo modo il tempo mitico della giovinezza come un bisogno, come un impulso. Sono loro il ritmo del film, il succedersi degli accenti, la pulsazione che contrae e distende, rallenta e precipita, raggiungendo con lo spettatore uno stato di trance. Daccapo il cinema di Abdellatif Kechiche svolge una storia forte di piaceri carnali, che fonda il suo impero dei sensi. Se le gambe delle donne per Truffaut erano compassi che misuravano il mondo, per Abdellatif Kechiche è il loro ‘culo’, forma pura e perfetta, che dona a quello stesso mondo equilibrio e armonia. La curvatura di Ophélie è l’architettura che sostiene una dichiarazione d’amore frontale alla vita e al cinema. Affondato in un realismo magnificato dall’eclatante sensualità del creato, ‘Mektoub, My Love: Canto Uno’ chiude, come ”La schivata” e ”La vita di Adele”, su un personaggio che si allontana e che (forse) non si volterà più. Amin esce stonato dalla grande centrifuga della rappresentazione, dove tutto si confonde e rovescia. Che cosa ha appreso? Che cosa abbiamo appreso? La risposta è incerta ma l’esperienza folgorante.

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