Assassinio sull’Orient Express
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Nazione:
USA
Data di rilascio:
:2017
Durata:
114 minuti
Regista:
di Kenneth Branagh
Attori:
Kenneth Branagh, Daisy Ridley, Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Michael Peña, Judi Dench, Lucy Boynton, Derek Jacobi, Leslie Odom Jr., Tom Bateman.
Genere:
Drammatico

La trama

Marzia Gandolfi – www.mymovies.it
Sullo sfondo degli anni Trenta, dell’Art déco e del turismo esotico, Hercule Poirot scova colpevoli e sonda con perizia le sottili meccaniche criminali. Atteso a Londra con urgenza, trova sistemazione, lusso e conforto sull’Orient Express. Ma una valanga e un omicidio interrompono presto i suoi piccoli piaceri, la lettura di Dickens e la simmetria delle uova la mattina. Mister Bouc, il direttore del treno preoccupato della polizia e dello scandalo, chiede a Poirot di risolvere il caso. Bloccato con tredici passeggeri, tutti sospettati, il celebre detective improvvisa un’indagine che lo condurrà dove nemmeno lui aveva previsto. Dopo aver rivisitato Shakespeare con enfasi e furore, azzardato un’incursione nell’universo supereroico della Marvel, offerto una nuova giovinezza all’agente Jack Ryan e riletto la Cenerentola della Disney in ‘live action’, Kenneth Branagh dirige la sua versione cinematografica del romanzo giallo di Agatha Christie (“Assassinio sull’Orient Express”), pubblicato nel 1934 e già oggetto dell’adattamento di culto di Sidney Lumet. La celebre inchiesta di Hercule Poirot, tradotta per lo schermo da Michael Green, costituisce un materiale drammatico irresistibile e insolito per l’autore inglese che sceglie per sé il ruolo principale. Armato di un cast pletorico, Branagh stacca il biglietto e si gioca la corsa. Prendere l’Orient Express, (soprattutto) per lui è come stare a teatro, assistere a un’epoca di formidabili promesse di progresso e di libertà. Quando il treno raccordava luoghi lontani, comprimeva il tempo, dilatava lo spazio, riconfigurava le città e avvicinava gli uomini. Ma l’Orient Express non assunse mai veramente quel ruolo. Macchina per produrre miti, dove l’Occidente trovava il suo altrove e il suo doppio esotico, fu un treno antimoderno alla ricerca di un Oriente mitico e immaginario. La destinazione era importante ma la prima tappa del viaggio e la sua quintessenza erano il treno stesso. L’anima dell’avventura, la sua ragione d’essere. Sorgente d’ispirazione infinita e luogo propizio alla seduzione, allo spionaggio e naturalmente all’omicidio, il treno blu e oro di Branagh deraglia nella neve, giocando con le possibilità e la poca libertà che può prendersi. Ribadendo ma insieme aggirando la ‘costrizione’ che impone un treno coi suoi scompartimenti e i suoi corridoi stretti, l’autore scommette sul fuori campo, filmando dall’alto, dal basso, dall’esterno. Il piano sequenza in stazione ad esempio mostra Hercule Poirot attraversare il vagone senza interruzione fino alla sua cabina, rivelando col suo movimento e la sua durata la contiguità dello spazio. Sui campi lunghi corrono invece le rotaie del treno, si espande la sua velocità demoniaca e soffia il suo vapore infernale, infilando paesaggi giganteschi e glaciali che contrastano col ‘décor’ caldo e confortevole degli interni. Luogo di festa e di movimento, il treno bloccato dalla valanga volge in luogo immobile e ostile in cui tutto è possibile. Tra pulsioni di morte e pulsioni di vita, si gioca il tempo di un tragitto un concentrato di esistenza. Allineato con la filosofia del treno, frontiera tra realtà e illusione, apertura e dominazione, lontano e vicino, Branagh alloggia la lentezza, omaggiando la divagazione, la ‘flânerie’, l’indagine e una domanda. Due domande. Come apportare un contributo contemporaneo al classico di Agatha Christie? Come aggiungere qualcosa di più alla dinamica sbalorditiva del suo perfetto ‘whodunit’? La risposta si situa da qualche parte tra deragliamento (arginato) e arrivo (oscillante) alla stazione. Kenneth Branagh realizza un adattamento che non trascende mai la materia di partenza. Se la cura dei costumi e delle scenografie immergono immediatamente lo spettatore nell’epoca dei fatti, bei momenti formali introducono alla geografia del luogo e dei suoi occupanti, la fotografia e la messa in scena producono un fastidioso effetto ‘fake’. Il partito preso di giocare (tutto) sulle apparenze priva il film della paranoia che monta lenta dentro uno spazio esiguo, della violenza trattenuta dentro i vagoni, della paura delle confessioni a venire. Reprimendo il delirio collettivo crescente a favore dello ‘show Poirot’, il regista spreca uno degli elementi centrali del racconto, perdendo costantemente il ritmo e la credibilità del climax. Alcune deduzioni del detective arrivano all’improvviso, al limite del comprensibile, altre addirittura sono troppo evidenti, come le rivelazioni che perdono con la sottigliezza l’effetto ‘wow’. Sbilanciato dalla parte di Hercule Poirot, che Branagh incarna appassionatamente dietro ai baffi e le piccole nevrosi comiche del personaggio, ‘Assassinio sull’Orient Express’ ha una sola grande attrazione, a scapito del crimine commesso e di una galleria di star accomodate nell’ultimo vagone. Figuranti di lusso gravitanti intorno al ‘one-man show’ dell’autore, locomotiva titanica e lucente, Johnny Depp e compagni provano a recuperare lo scarto, rimanendo sobri nelle rispettive partiture. Alla fine della corsa l’agile intraprendenza acquisita dal Poirot di Branagh non si estende all’indagine che resta statica, quasi inerte, come l’Orient Express impedito dalla neve. Un ‘ego trip’ lanciato verso il prodigioso epilogo, che trasforma ancora una volta l’assassinio di un criminale in un caso di coscienza.

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